commentiAMO “UMWELTS”

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recensione di Greta Nola

Spettacolo visto a GEA – GIOIOSAETAMOROSA Treviso Contemporary Theater Festival venerdì 17 luglio 2022

“Ero sicuro che questo giorno sarebbe arrivato per Audrey”

No, non è ciò che disse il padre di Audrey Hepburn, nemmeno la madre, neanche qualche amico o conoscente. A dirlo fu il suo pastore… Ora, per favore, non fate quelle facce sbalordite, perché niente di quel che potete immaginare è ciò che sto per dirvi: qui non si parla della grande star del cinema, l’elegante Tiffany, modello di grazia e bellezza, ma di una vera e propria pecora (che ad essere sinceri chiunque l’abbia vista può confermare quanto fosse elegante e graziosa).

Forse è meglio che vi spieghi perché sono sicura che ora siete ancora più confusi.

Tutto comincia con Smirna Kulenovic, giovane artista bosniaca solita a fare performance all’aperto, in spazi pubblici per la precisione.

E sono proprio questi luoghi ad avere grande importanza per l’arte della Kulenovic, che racconta il suo percorso artistico durante l’incontro ciacoliAMO a lei dedicato: noi umani abbiamo sempre avuto una tendenza  antropocentrica, in quanto unico essere che consideriamo degno delle maggiori  cure ed attenzioni (ma su questa prospettiva si fallisce comunque). Prendiamo uno spazio, lo rivendichiamo nostro e tentiamo in ogni modo di liberarci o di prendere il dominio sulle altre specie: in summa possediamo, trasformiamo e “ripuliamo” un posto espropriando tutte le altre forme di vita . A questo punto Smirna Kulenovic fa un richiamo alla situazione dei profughi nel suo paese, che vengono allontanati dalle autorità su dei camion e lasciati in campagna (altre volte non si conosce neanche la destinazione), quasi fossero “specie minori”, non umane, è l’uomo che tenta ancora di estirpare il diverso dal suo spazio dimenticandosi quanto legati siano.

L’artista decide così di capovolgere la situazione creando una performance basata sul riportare una pecora,  animale che abbiamo allontanato dalla civiltà per relegarlo altrove, in  uno spazio pubblico e urbano nel quale non siamo abituati a vederlo.

Smirna,con indosso un paio di occhiali da sole e un cappotto di lana di pecora che copre un luminoso costume da bagno blu, si fa trovare con Audrey sulle antiche mura di Treviso, in mezzo a dei cerchi concentrici di paglia, accanto ad un alberello sul quale sono appese delle ossa caprine: si va così a creare nel luogo civile e moderno un piccolo spazio che sia innanzitutto una zona comfort per la pecora, ma anche un piccolo luogo esoterico che richiama le antiche tradizioni mistiche con le quali l’uomo tentava di comunicare con la natura. La performer torna a fare esattamente quello: ascolta la pecora pazientemente e si lascia guidare da essa senza  imporsi in alcun modo. Se nel nostro immaginario è la pecora ad essere  sempre guidata dal pastore verso la salvezza, ora è quest’ultima a condurci per nuove strade.

L’artista Kulenovic in ogni performance coinvolge sempre una pecora diversa e di conseguenza ogni performance differirà dalle altre, seguendo l’arbitrio della pecora prescelta, . Spontaneità ed imprevedibilità dominano la scena, l’animale e la donna vivono in un contesto di negoziazione degli spazi da indagare e il pubblico partecipa seguendo questa curiosa coppia per le strade cittadine.

E’ un bel momento di riflessione questo, d’incontro ma anche di gioco: Audrey si è rivelata più vivace di quello che sembrava all’inizio, ha cominciato col guardarsi intorno, lasciarsi accarezzare  e nutrire dagli spettatori in modo molto docile, poi è partita di corsa, con dietro la Kulenovic e il pubblico, lungo le mura di Treviso fino ad un bar all’aperto dove si suonava.

Una bimba si avvicina sorridente ad Audrey e, mentre tutti gli altri clienti e camerieri osservano stupiti (certo si aspettano solitamente persone che portano a spasso il cane, non immaginano donne scalze che si lasciano portare in giro da una pecora), con divertita e felice ingenuità l’accarezza e tenta di creare un legame dettato dalla genuinità che agli adulti ormai manca, per connettersi pienamente con ciò che è sempre stato ritenuto inferiore sulla scala di valori antropocentrica.

La Kulenovic ricrea con questa piccola performance quell’ambiente fisico, emotivo e semiotico nel quale l’essere umano coabita con altre specie, l’umwelts per la precisione, tenta di sanare una ferita aperta dall’uomo nell’ecosistema che tutt’oggi continua a sanguinare e ad infettarsi. Non è nuova la performer a puntare su progetti con al centro cicatrici e ferite che la società vive, un esempio è il progetto del 2021 intitolato “Naša Porodična Bašta/Il nostro giardino di famiglia” nel quale affronta il tema della guerra  in Bosnia-Erzegovina, una performance in cui la Kulenovic, insieme ad altre 28 donne provenienti da Bosnia, Serbia e Croazia, piantano delle calendule nei campi che in tempo di guerra erano trincee.

Quello che Smirna fa, anche nel caso di Umwelts, insieme alla pecora  Audrey è un lavoro artistico e sociale, una collaborazione uomo-natura che crea nuove regole, recuperando più precisamente quelle già esistenti, norme antiche da secoli abbandonate, e scardinando quelle moderne.