commentiAMO “TOMATO SOAP”

foto di Marco Papparotto

commentiAMO “TOMATO SOAP”

recensione di Cristina Sponchiado, Gianlucca Visotto, Chiara Cogliati e Ilaria Guerra

Spettacolo visto al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso venerdì 9 luglio 2021.

All’origine della compagnia Manimotó c’è un divano; quello di Ariela Maggi, che ospitò Giulio Canestrelli quando si trasferì a Bruxelles. Ma c’è anche artigianalità, movimento, un pizzico di originalità dato dall’accento acuto sulla O, e critica sociale. Infatti, lo spettacolo Tomato Soap – Teatronovela sulla violenza di genere in un’unica puntata messo in scena presso il Teatro Comunale Mario del Monaco di Treviso il 9 luglio 2021 per il GIOIOSAETAMOROSA Treviso Contemporary Theater Festival, racconta la storia di Gianni e Gilda, dal primo incontro fino alla vita di una – apparentemente normale – coppia sposata, ma proprio quando non ce lo si aspetta, la violenza entra nella loro quotidianità. Più Gianni è violento con Gilda, più le rose che le regala per farsi perdonare si accumulano, simbolo di una violenza inaudita che ormai diventa prassi.

Ed è proprio la scelta di muovere un pupazzo per interpretare l’opposto del proprio genere (Ariela Maggi muove Gianni, Giulio Canestrelli muove Gilda) a permettere di affrontare il tema della violenza di genere, servendosi degli stereotipi di genere nella loro forma più essenziale. È impressionante come dettagli come l’uso delle mani e dei piedi, unici elementi visibili degli attori quasi interamente coperti dai pupazzi (realizzati da loro stessi) diventino rilevanti e necessari alla costruzione dell’attitudine del personaggio.

Ma protagonisti dello spettacolo non sono solo Gianni e Gilda, ma anche gli attori stessi, i marionettisti, che all’inizio dell’interpretazione interagiscono e bisticciano tra loro nel contendersi il ruolo di Gianni. Gradualmente, gli attori così come li abbiamo visti all’inizio dello spettacolo vengono come assorbiti dai personaggi che

interpretano, risultando estremamente convincenti nel veicolare gli stereotipi di genere. Il solo movimento conferisce a Gilda e Gianni vita propria, creando una cesura dai corpi degli attori. E così, da marionettisti, i due attori diventano loro stessi marionette del personaggio che interpretano, assoggettandosi a una violenza che li coglie di sorpresa e li spaventa.

Lo spettacolo affronta così un tema tristemente universale, sviluppato attraverso il teatro di figura (ispirato al metodo Lecoq) che lavora con il gesto umano, anch’esso universale.

Proprio il gesto è il fondamento dell’intero spettacolo, che fa uso di poche parole, tanta musica (a cura di IOSONOUNCANE) e un disegno luci umanizzante di Matteo Pozzobon, il tutto sviluppato sotto l’occhio esterno della regista Lydie Le Doeuff.


Questo articolo è stato scritto dallз partecipartз al processo creativo commentiAMO:

Cristina Sponchiado: classe 1998, studentessa di Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali: Tecniche Artistiche e dello Spettacolo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Gianlucca Visotto: classe 2000, immatricolato a Ca’ Foscari in Antropologia-Storia.

Chiara Cogliati: classe 2000, immatricolata a Ca’ Foscari in Philosophy, International studies, economics.

Ilaria Guerra: classe 2000, studentessa di Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali: Tecniche Artistiche e dello Spettacolo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.