ciacoliAMO Comitato Teatro Treviso & Michela Russo

Sabato 9 luglio 2022 ore 10.30
Caffè Caffievento ad ingresso GRATUITO

Per motivi organizzativi si consiglia la prenotazione
(senza alcun vincolo di partecipazione)
inviando una mail a info@gioiosaetamorosa.it
indicando NOME COGNOME, N° PERSONE
E GIORNO DELL’INCONTRO


Incontro con lə membrə del Comitato Teatro Treviso e Michela Russo, dottoressa di ricerca in filosofia teoretica e politica, esperta di questioni relative alla costruzione dell’identità e diversità di genere, all’eteronormatività e alla narrativa queer, al femminismo, al patriarcato e al machismo. Scambieremo due chiacchiere a partire dallo spettacolo TELENOVELA presentato in prima assoluta al Teatro Mario Del Monaco di Treviso dall’8 al 10 luglio.
A fare da cornice, gli splendidi spazi del CAFFÈ CAFFI, storico locale trevigiano simbolo di storia e bellezza.

Comitato Teatro Treviso

Il Comitato Teatro Treviso (C.T.T.) è un gruppo di 11 giovani professionistə dello spettacolo natə a Treviso, ideatore ed organizzatore del “GIOIOSAETAMOROSA – Treviso Contemporary Theater Festival”.

L’avere un piede dentro e un piede fuori dalla città, l’essere in contatto vivo e fattivo con la realtà artistica nazionale (e internazionale) spinge il C.T.T. a condividere i propri percorsi con la gente della città: come sentinelle che tornano dal loro perlustrare, sommano le loro voci (anche a chi già lo diceva) per raccontare che …

“C’è una città di Treviso ancora più bella, viva e vitale,
va costruita e abbellita assieme, noi l’abbiamo vista”

Michela Russo

Michela Russo è dottoressa di ricerca in filosofia teoretica e politica e in studi ispanici. Attualmente vive negli Stati Uniti, insegna nel dipartimento di Lingue e Letterature Romanze (RLL) dell’Università del Michigan (Ann Arbor), in cui è membro fondatore del Gender Diversity Committee , un comitato per la diversità di genere che garantisce programmi di studio progettati per rispettare al meglio le identità di tuttə (linguaggio inclusivo, pronomi neutri e non binari).

Nei suoi corsi, tra le altre cose si occupa di riflettere sulla possibilità di istituire e analizzare quello che possiamo chiamare uno “sguardo queer” nelle rappresentazioni visive e performatiche: una narrativa capace di costruire i personaggi in modo non necessariamente binario che soppianti la rigida divisione tra maschile e femminile a favore di una maggiore fluidità tra i generi.